Dioniso di Alicarnasso attribuì la fondazione di Ercolano ad Eracle (Ercole) mentre faceva ritorno dalla Spagna, e Strabone riferisce che la città vesuviana appartenne nel VII secolo a.C. prima agli Osci, popolazione indigena campana, successivamente agli Etruschi ed infine ai Sanniti. Come Pompei e Stabiae, anche Ercolano fu costretta ad entrare nell’orbita della confederazione di Nocera. Quando si ribellò a Roma durante la Guerra Sociale, fu attaccata e conquistata nell’89 a.C. dall’inviato di Silla, Tito Didio, e da allora fu coinvolta nel processo di municipalizzazione che interessò tutto il Centro-Sud Italia. Il disastroso terremoto del 62 d.C. danneggiò molti edifici della città vesuviana e l’imperatore Vespasiano ne finanziò la ricostruzione. Ma nel 79 d.C. la terribile eruzione del Vesuvio provocò un enorme fiume di fango che seppellì totalmente la città ed una volta induritosi divenne solido come pietra. Per circa 1500 anni la città giacque indisturbata sotto una quantità enorme di materiale piroclastico. Gli scavi di Ercolano cominciarono per caso nel 1709 quando, durante la realizzazione di un pozzo, alcuni operai trovarono un muro che poi si scoprì essere parte dell’antico teatro della città. Inizialmente furono scavati una serie di tunnel alla ricerca di affreschi, statuaria e tutto quanto potesse arricchire la “Collezione” del re Borbone. Ma le ricerche di Ercolano ebbero inizio ufficialmente nel 1738 per volere del re di Napoli Carlo di Borbone sotto la supervisione di Rocco Gioacchino Alcubierre e poi del suo assistente Carlo Weber. Fu disegnata una prima pianta della città e fu portato via quanto più fu possibile, ma in seguito molti passaggi sotterranei crollarono. Le città moderne di Resina e Portici si svilupparono al di sopra del fango che ancora copriva le rovine antiche e la conoscenza dell’esatta ubicazione dell’accesso dei tunnel fu preclusa alla comunità scientifica. Nel 1927 Amedeo Maiuri ricominciò le ricerche che sono continuate fino ai giorni nostri.
La città era di circa 20 ettari con una popolazione di 4000 abitanti. La pianta urbanistica è di tipo “ippodameo” con “decumani” (strade che corrono da est ad ovest) e “cardini” (strade che corrono da nord a sud) che si incrociano perpendicolarmente formando una “scacchiera”. Ercolano era divisa da almeno tre “decumani” di cui soltanto due sono stati portati alla luce in modo completo. La dimensione modesta dell’elegante città vesuviana potrebbe scoraggiare ogni turista a visitarla a tutto vantaggio degli scavi più noti, ampi e monumentali di Pompei. Ma la particolare modalità di seppellimento sotto il fango ed il materiale piroclastico ha prodotto fenomeni di conservazione assolutamente originali e molto diversi da quelli di Pompei: statue, affreschi, fontane, mosaici, gioielli, ecc. Si sono rinvenuti persino pezzi di stoffa, resti di cibo (quali ceci, pezzi di pane, e così via), materiale organico (piante, mobilio, parti lignee degli edifici, una barca ritrovata nel 1982 dove vi era l’antica marina) ed anche i piani superiori. Questa quantità enorme di ritrovamenti ci offre una serie di informazioni dettagliate e precise sulla vita quotidiana degli antichi abitanti dell’area napoletana. Si sono scoperti anche numerosi scheletri nel punto dove una volta vi era il piccolo porto, indicando che durante l’eruzione molti abitanti della città cercarono di fuggire verso il mare ma perirono soffocati dai gas tossici fuoriusciti dal Vesuvio per poi essere sepolti dal fango per più di 1500 anni.
Una delle più importanti ed affascinanti scoperte è la “Villa dei Papiri”, una villa romana suburbana vicino all’antica Ercolano, dove furono scoperti quasi 2000 papiri scritti in greco e latino e splendide statue bronzee e marmoree. Gli antichi testi, che trattano di filosofia epicurea, sono ancora oggi leggibili e custoditi al Palazzo Reale di Napoli mentre le statue sono al museo Archeologico Nazionale di Napoli.